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Chi ride ultimo. Parodia, satira, umorismi

Napoli, 16-18 dicembre 2015
programmaCompalit Napoli
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 Programma
Sessioni parallele
Relatori e presidenti
Effetto Mazzacurati

 

Le funzioni molteplici e le ambivalenze del riso sono state ampiamente indagate: dalle teorie classiche a quelle settecentesche, dalle riflessioni sui passaggi dalla Stiltrennung (separazione degli stili) alla Stilmischung (mescolanza degli stili), alle sistematizzazioni notissime di Bergson, Pirandello, Freud. Come è ben noto, il riso può essere molla di forme di comicità di senso univoco e lineare quanto di tipi di umorismo che intrecciano in nodi inestricabili ilarità e pathos; può tradursi in sarcasmo mirato e aggressivo, come in ironia profonda e sfrangiata, il cui senso più profondo resta indefinito, così da porre all’interpretazione una sfida sempre aperta; può veicolare una morale condivisa ma anche scardinare all’estremo i suoi dogmi. Di volta in volta è risultato castigo, presa di distanza, ma anche espressione di una identificazione sotterranea; conferma di una mentalità dominante ma anche infrazione delle sue regole; scompiglio carnevalesco e circoscritto, autorizzato dalle gerarchie, ma anche forma di trasgressione estrema e persino rivoluzionaria; replica meccanica di tipi di ilarità già collaudati ma anche scatenamento di nuovi linguaggi, generi, modi dell’espressione; forma di intrattenimento soffice e disimpegnato, ma anche strategia per affrontare e esorcizzare la morte.

Altrettanto vario, instabile, contraddittorio il suo ruolo in ambito artistico e più specificamente letterario. Il riso ha istituito generi sempiterni e sconvolto il sistema dei generi. Ha ispirato forme eterogenee di parodia, pastiche, riscrittura, attraversamento intertestuale, da quelle più parassitarie a quelle inventive e innovative in sommo grado. Ha preso in epoche articolazioni satiriche ora morbide, accomodanti, pressoché congeniali alle istituzioni e al potere, ora dissacranti, spregiudicate, sovversive; ora racchiuse in codici cristallizzati, ora promotrici di nuovi codici. Ha animato tipologie e tecniche di antinarrazione talvolta codificate in nuovi generi e tradizioni, talvolta impossibili da incasellare in qualsiasi forma definita.

Riflettere nuovamente su questo ventaglio così ampio e frastornante di possibilità significa intanto ripercorrere la tradizione passata – cogliendo le costanti di lungo corso come le sterzate decisive – e inoltre riflettere sulle permanenze e le novità del panorama attuale: ad esempio chiedersi fino a che punto il riso è oggi reazione effettiva a una situazione di crisi, e se e quanto ricade piuttosto in convenzioni e canoni già inflazionati, se è soprattutto conferma rassicurante delle aspettative o se ancora ha il potere di destabilizzarle; e distinguere tra le impennate di umorismo davvero nuove – che caratterizzano soprattutto il lavoro di certi registi teatrali e cinematografici – e le novità più propagandate che effettive lanciate sul mercato letterario (la struttura digressiva di alcuni romanzi recenti spesso non è che slavato calco di modelli, da Sterne a Jerome o Campanile).

Il convegno seguirà tre direzioni di base, a loro volta divise in due articolazioni ulteriori.

1. Forme della parodia e suoi diversi orientamenti. La tensione parodica ha proceduto da sempre lungo sensi grosso modo opposti: a volte un gioco intertestuale ravvicinato e almeno in apparenza tutto concentrato su se stesso; a volte lo sviluppo verso invenzioni nuove, tese a veicolare contenuti spiazzanti, ancora inammissibili per le regole o la mentalità del tempo.

a) La parodia come riscrittura. Nel solco del grande studio di Genette sulla «letteratura al secondo grado» (1982), ci si interrogerà sulle parodie, che deformano singoli testi, e sui pastiches, che prendono invece di mira interi generi. Tali palinsesti sono a volte incomprensibili senza la conoscenza del modello (che possono finire persino per plagiare, con ricadute giudiziarie: vedi il caso D’Annunzio / Scarpetta), a volte sono ugualmente fruibili. La casistica è ampia, e trova i suoi momenti fondativi nel costituirsi dell’eroicomico e nel geniale ribaltamento ideologico della Pamela di Richardson operato da Fielding.

b) La parodia come reinvenzione. Vi sono casi in cui il modello da dissacrare è solo lo spunto, e può sparire nelle pieghe di un nuovo autonomo universo immaginario. Così avviene, paradigmaticamente, in Joseph Andrews dello stesso Fielding, ma anche in alcuni esperimenti delle Avanguardie e dell’OuLiPo, o nel postmoderno e dintorni (ad es. Foe di Coetzee).

2. Esplicazioni della satira tra fiction e non-fiction. Non solo la satira può prendere gradi e toni molto disparati, da quelli massimamente congeniali a quelli massimamente ostili al potere, ma può ispirare forme a volte classicamente letterarie, a volte estranee alla letteratura intesa in senso stretto.

a) La satira letteraria. La satira è principio fondante di generi come l’epigramma, il poema didascalico, il conte philosophique, il romanzo utopico (o antiutopico o distopico), il disegno, la caricatura; generi spesso longevi, che anche in epoca contemporanea rinascono attraverso rifioriture e recuperi vari.

b) La satira fuori dai generi letterari. Nella modernità la satira trova il suo territorio privilegiato nel giornalismo, con articoli, pamphlet, vignette: che, se paiono collocarsi fuori del campo letterario, in effetti spesso ne riprendono i modelli, solo in forme più elastiche; e talvolta ispirano la letteratura, cioè alcune forme per così dire di non fiction, dal ciclo di A. France Histoire contemporaine a recenti attacchi ironici al berlusconismo o al renzismo che contaminano la logica saggistica e quella narrativa.

3. La derisione come antinarrazione. L’antinarrazione è il principio che ha scompigliato in tempi diversi le più varie forme d’arte, da quelle letterarie a quelle teatrali e cinematografiche.

a) I volti molteplici dell’antiromanzo. Il principio ironico e digressivo nell’antiromanzo può comportare la disintegrazione totale della logica mimetica; ma a volte invece (è il caso di Sterne) sostiene approcci realistici dei più nuovi e pungenti.

b) L’antinarrazione principio di spettacolo. Dal teatro di varietà a quello delle avanguardie, dal cinema dei surrealisti o di Luis Buñuel all’Hellzapoppin hollywoodiano fino a Paolo Poli o al Quartetto Cetra, la sovversione dell’impianto narrativo classico è stata sempre una forma decisiva di provocazione degli spettatori, a volte funzionalizzata al semplice intrattenimento ludico, a volte tale da alterare totalmente l’orizzonte di ricezione.