Divergenze
Letteratura, arti, forme di vita
Convegno annuale dell’Associazione di Teoria e Storia Comparata della Letteratura
Roma, 16-18 dicembre 2026
Dipartimento di Studi Umanistici, Università degli Studi Roma Tre
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Il tema
Il convegno intende indagare la nozione di divergenza come atto creativo osservabile nello scarto tra testi, versioni e tradizioni. La divergenza non coincide con una differenza generica, ma emerge quando elementi inizialmente allineati – modelli, generi, strutture narrative – producono esiti non sovrapponibili, rendendo visibile un campo di tensioni interne ai sistemi letterari e artistici. In questa prospettiva, la divergenza implica anche una dimensione di conflitto: non necessariamente opposizione irriducibile, ma attrito produttivo, capace di generare trasformazioni formali e ridefinizioni di senso.
Una simile prospettiva consente di rileggere alcune acquisizioni teoriche della disciplina: il testo come processo instabile e non teleologico; lo stile come deviazione dalla norma; la traduzione come produzione di differenza rispetto all’originale; il rapporto con la tradizione come scarto e riarticolazione. In questa linea, la divergenza può essere intesa come operatore critico, capace di descrivere variazioni e trasformazioni senza ricondurle a un principio unitario. Da un lato, la “morte dell’autore” di Barthes ha indicato lo slittamento del senso verso una pluralità di letture; dall’altro, la riflessione di Benjamin sulla riproducibilità e sulla circolazione dei testi ha mostrato come ogni trasmissione implichi una trasformazione. La divergenza si colloca in questo spazio come misura differenziale, ma anche come luogo di conflitto interpretativo.
Nel contesto contemporaneo, tali dinamiche si intrecciano con forme di regolazione e standardizzazione del discorso, favorite dal nuovo ambiente digitale di produzione e circolazione. Riprendendo la definizione foucaultiana del discorso come insieme di pratiche “controllate, selezionate e distribuite”, è possibile interrogare il rapporto tra divergenza e predittività: dalle scritture assistite e dagli automatismi della videoscrittura alle dinamiche dei social media, fino ai meccanismi editoriali orientati alla riconferma dell’orizzonte di attesa. Questo quadro si è a lungo inscritto nell’ideologia di una globalizzazione intesa come progressiva omogeneizzazione degli orizzonti culturali, secondo l’immagine di uno spazio “piatto”, regolato da logiche di circolazione e equivalenza. Tuttavia, tale rappresentazione appare oggi ampiamente incrinata dal riemergere di forme di conflittualità anche sul piano culturale: differenze, tensioni e fratture che, se da un lato vengono riconosciute – talora in modo strumentale o retorico – come elementi costitutivi dello spazio pubblico, dall’altro rischiano di tradursi in polarizzazione o in frammentazione non dialettica. In questo contesto, mentre la produzione del discorso tende a essere anticipata e guidata, in particolare dall’intelligenza artificiale e dalle bolle informative, il conflitto come confronto argomentato appare spesso attenuato o rimosso.
In tale prospettiva si colloca anche il rinnovo del dibattito critico, talvolta sotto forma di una post-critica, che rimette in discussione la tendenza costitutivamente antidoxastica della teoria, interrogandone i limiti qualora essa si traduca in gesto ripetitivo di distanziamento o in pratica autoreferenziale. Così, la divergenza può costituire non tanto un semplice scarto rispetto al senso comune, quanto una modalità di articolazione delle differenze capace di riaprire lo spazio del confronto critico, anche in considerazione del fatto che la “divergenza” non ha avuto sempre storicamente la stessa valenza assiologica: esaltata dal romanticismo alle avanguardie, è stata però anche guardata con diffidenza, oppure declinata secondo modalità più oblique, in epoche di classicismo o comunque di estetiche fortemente normative. Il convegno invita pertanto a presentare contributi che, attraverso analisi comparate e studi di caso, esaminino come le divergenze si producono, si trasformano e vengono interpretate nei testi, nei sistemi letterari e nelle proposte teoriche.
Le linee di ricerca
Le sessioni parallele del convegno sono articolate lungo sei linee di ricerca, alle quali è necessario attenersi il più possibile, in maniera pertinente al tema del convegno. Altrettanto importante, ai fini della selezione, sarà l’impianto autenticamente teorico-comparatistico dell’abstract. Le proposte potranno partire anche da casi specifici, che dovranno tuttavia richiamare un più ampio quadro teorico-metodologico, chiaro e originale.
N.B.: Le proposte di intervento vanno inviate agli indirizzi email dei/delle coordinatori/coordinatrici della linea a cui si intende partecipare, mettendo in copia anche l’indirizzo email del convegno (compalit.uniroma3@gmail.com)
1. Estetiche della divergenza: deviazioni, antagonismo, marginalità
Coordinato da: Giuseppe Carrara (giuseppe.carrara@unimi.it), Luigi Marfè (luigi.marfe@unipd.it)
Fredric Jameson ha insistito, in The Political Unconscious, sulla necessità di intendere i testi letterari come atti socialmente simbolici, in cui cogliere tracce di dinamiche conflittuali e contraddizioni irrisolte. Assunta come categoria critica volta a descrivere le tensioni e i rinnovamenti prodotti dai testi letterari rispetto a canoni estetici e ideologie dominanti, la nozione di divergenza ha trovato, in questo senso, articolazioni differenti in diversi ambiti teorici: per la teoria sociale è essenziale per delineare le concezioni di controcultura, sottocultura, e culture subalterne; nella critica femminista rimanda alla proposta, già woolfiana, di una genealogia alternativa alla tradizione dominante, e all’idea di Sandra Gilbert e Susan Gubar della scrittura delle donne come palinsesto; la teoria queer la pone al centro della propria elaborazione concettuale; nella critica postcoloniale e decoloniale, da Edward Said a Françoise Vergès, apre infine, attraverso la dialettica tra centro e margini, uno spazio di rinegoziazione identitaria. Il panel si propone quindi di interrogare la nozione di divergenza nel suo significato più pienamente relazionale e antagonistico, prendendo in considerazione opere, poetiche e pratiche letterarie di soggettività storicamente marginalizzate, in cui la deviazione dalla norma configura – si pensi, ad esempio, ad Adrienne Rich e Monique Wittig – un gesto insieme formale e politico.
Il panel accoglie proposte che, lungo l’intero arco della storia letteraria, riflettano sui modi in cui la letteratura, nei suoi istituti formali, stilistici e retorici, ha elaborato estetiche della divergenza; su come soggettività subalterne abbiano immaginato e praticato la deviazione e il dissenso come forme politiche ed espressive; sulle dinamiche di trasformazione letteraria nella tensione fra tradizione e innovazione; sulla costruzione di genealogie alternative; sui modi in cui antagonismo, scarto e dissonanza si inscrivono nelle forme stesse dei testi.
2. Divergenza, materialismo testuale, supporti
Coordinato da: Donata Meneghelli (donata.meneghelli3@unibo.it), Beatrice Seligardi (beatrice.seligardi2@unibo.it)
Nelson Goodman ha distinto tra arti autografiche – quelle in cui le circostanze della produzione svolgono un ruolo fondamentale per stabilire l’autenticità di un’opera – e arti allografiche, dove invece ogni replica, posto che essa sia conforme alla notazione originale, è l’opera stessa, e dunque ogni esemplare risulta ugualmente autentico. In linea di principio, la letteratura appartiene a questa seconda classe. Se però prendiamo in considerazione i diversi supporti in cui un testo si incarna, le forme materiali del testo nel senso più ampio del termine (dallo studio genetico alla riflessione sui formati, dalla dimensione tipografica alle determinazioni modali, come lettura, visione, ascolto, fino a fenomeni estremi di détournement come il bookwork), la prospettiva cambia: il carattere allografico della letteratura e la stabilità che esso presuppone iniziano a vacillare. La riproducibilità apparentemente a-problematica si trasforma in una zona di conflitto, di divergenza, perché apre una proliferazione testuale in cui può diventare spinoso definire gerarchie o precedenze: si pensi alla storia delle norme tipografiche nei testi di Faulkner; alla variazione degli elementi paratestuali, capaci di orientare significativamente l’interpretazione, a seconda delle edizioni; alle diverse impaginazioni, e così via.
Scopo del panel sarà allora quello di indagare in che modo l’analisi delle divergenze che attraversano la materialità dei supporti concorra a scardinare un’idea di testo stabile, univoco, filologicamente ricostruibile: quello che emerge è piuttosto un testo come processo plastico e manipolabile, cioè capace di essere ri-plasmato a seconda delle “mani” (che siano tipografiche, editoriali, artistiche) che vi si imprimono.
3. Creativa, inclusiva, generativa: la scrittura tra dizione e predizione
Coordinato da: Ugo Fracassa (ugo.fracassa@uniroma3.it), Andrea Pitozzi (andrea.pitozzi@unibg.it)
Le questioni sollevate in ambito di etica accademica e della ricerca dalla nozione di postplagiarism inaugurata da Sarah Elaine Eaton (2020, 2023), già declinate nel campo letterario come uncreative writing da Kenneth Goldsmith (2011), in linea con la categoria di unoriginal genius proposta da Marjorie Perloff (2010), problematizzano gli assunti della creatività e dell’originalità, tradizionalmente intese come prerogative della pratica artistica e del discorso che la circuisce. La dialettica tra mimesis e poiesis caratterizza la riflessione metaletteraria dall’atto della sua fondazione (Aristotele, Poetica, 334-331 a.C) ma assume forme peculiari in epoca di intelligenza artificiale generativa quando, nell’esperienza di ciascuno, la predittività dei software di scrittura si mostra in grado di instradare l’inventio linguistica. Inoltre, l’imitazione, funzione cruciale per la teoria dei “neuroni specchio” fondata su processi di embodied simulation (Gallese, 2007), ha rappresentato la chiave di volta nella teoria del desiderio mimetico o triangolare, indagato a partire dal canone del romanzo europeo otto-novecentesco (Girard, 1961). Alla “menzogna umanistica” di una soggettività desiderante e creatrice si affianca oggi sempre di più la “verità postumana” di un fare artistico come variazione stocastica di pattern tematici, formali e stilistici. In tale cornice, l’industria culturale, a partire da quella editoriale col genere egemone del romanzo, provvede a rifornire il mercato di prodotti commisurati a un orizzonte di attesa metodicamente monitorato. L’aggressività di certi processi di editing, come pure la filiera delle scuole di scrittura creativa, contribuisce a garantire la gratificazione del lettore grazie alla replicabilità di modelli culturali ed estetici invalsi. Nel quadro di tali fenomeni, il panel propone di ragionare sulla nozione di divergenza come residuo creativo in epoca di speech codes e di predittività digitale.
Attraverso l’analisi di casi di studio, il panel accoglie proposte che riflettano sulla potenziale “divergenza” dell’atto creativo, in letteratura e nelle arti, rispetto ai condizionamenti sociologici e culturali indotti dalle tecnologie e ideologicamente cristallizzati nei codici di rappresentazione. Tale questione, pur manifestando caratteristiche peculiari nell’estremo contemporaneo, configura un campo di indagine altrettanto fruttuoso se riferito ad analoghi frangenti di epoche passate.
4. L’ansia non basterà: contro-estetiche ambientali
Coordinato da: Marine Aubry-Morici (marine.aubrymorici@uniroma3.it), Giacomo Tinelli (giatin8@gmail.com)
Sebbene la letteratura si configuri, in generale, come un potenziale strumento per scardinare le rotte del previsto, andrebbe affinato uno sguardo critico differenziato sui generi. In particolare, la fortuna contemporanea della narrazione distopica – intesa come genere narrativo eminentemente predittivo – dovrebbe essere rimessa in prospettiva, interrogandone le possibili consonanze con un’immaginazione accelerazionista della storia, che tende a prefigurare il futuro come traiettoria già tracciata verso l’esito catastrofico, naturalizzando così una visione deterministica e irreversibile del tempo storico. Inoltre, se da una parte l’Antropocene sollecita una rilettura critica dei generi letterari e dei testi canonici, d’altro canto corre il rischio di una riduzione interpretativa o di un appiattimento della prospettiva critica. In sintesi, se la letteratura dell’Antropocene si configura come un campo di tensione tra due poli – da un lato, la resa a una narrazione fatalista che riduce il futuro a un orizzonte di collasso inevitabile; dall’altro, la ricerca di forme espressive della divergenza, capaci di restituire agency anche minima, ai soggetti, umani e non umani, e di aprire spazi di possibilità – tale dualismo riverbera inevitabilmente sul sistema dei generi, che ridefiniscono i propri confini, si ibridano o addirittura si frantumano per accogliere la complessità di una visione che oscilla tra rassegnazione e trasformazione, e invita a riflettere sulle possibili contro estetiche ambientali. Questo panel invita quindi a riflettere sulla divergenza ecocritica sotto la duplice lente della forma e delle idee, cioè su come si siano finora articolati generi e ideologie nelle diverse scritture e teorie dell’Antropocene.
Si accoglieranno proposte che si interroghino criticamente sulle possibilità e sui limiti dell’approccio ecocritico alla teoria dei generi o che indaghino in modo critico le forme ibride e sperimentali emerse o emergenti in risposta alla crisi ecologica. Pensiamo, ad esempio, in letteratura, nel cinema o nelle serie, alle forme di post-distopia, alla non-fiction ambientale che si propone come uno spazio di ibridazione tra saggistica, reportage e riflessione filosofica, dissolvendo la separazione tra soggetto e ambiente per restituire una visione relazionale e situata della crisi ecologica fino al planetary essay (Aquilina e Bugliani, 2026), che tenta di scardinare le categorie stesse di “locale” e “globale”, mostrando come ogni fenomeno si articoli in dinamiche transcalari.
5. Traduzione, riscrittura e transcodificazione
Coordinato da: Irene Fantappiè (irene.fantappie@unicas.it), Massimo Fusillo (massimo.fusillo@sns.it), Giulia Simi (gsimi@uniss.it)
Trasformare un’opera – adattandola a un altro stile o genere, a un’altra lingua, a un diverso codice o linguaggio dell’immaginario – produce inevitabilmente differenza, scarto, attrito; tuttavia, tale ‘divergenza’ è stata valutata e sfruttata nelle sue potenzialità estetiche e politiche in modi molto diversi a seconda delle epoche, dei contesti storico-culturali e dei media coinvolti. Esecrata da chi ha operato in nome dell’equivalenza (dalla filologia storicista alla linguistica strutturale), la divergenza è stata invece valorizzata da approcci che vi hanno riconosciuto il motore stesso della metamorfosi culturale, che funziona per mutamenti di prospettive: dalla teoria della ricezione al decostruzionismo, dal post-strutturalismo alle più recenti teorie dell’intermedialità e della mediazione. Se intesa non come mero effetto secondario del trasferimento tra lingue o media, ma come principio che consente alle opere di sopravvivere alla propria identità, continuando a circolare e ridefinirsi in nuovi contesti storici e mediali, il concetto di ‘divergenza’ può offrire una chiave per interrogare le ambiguità e i paradossi che attraversano i processi di traduzione, riscrittura e transcodificazione.
Il panel accoglie contributi dedicati a: 1) fenomeni di ‘divergenza’ che – in tutte le epoche – hanno caratterizzato traduzioni, riscritture, adattamenti, remake e transcodificazioni (fra letteratura, cinema, teatro, musica, arti visive, performance, danza, fotografia, architettura, moda e media digitali); 2) teorie della ‘divergenza’ relative a traduzione, adattamento e riscrittura, dalla trasgressione dell’orizzonte d’attesa in Hans Robert Jauss alla teoria dell’adattamento di Linda Hutcheon, dalla traduzione come “zona di conflitto” in Emily Apter alle riflessioni sull’intraducibilità, l’intermedialità e la remediation; 3) concezioni dell’opera come entità instabile e in continua divergenza rispetto a sé stessa, dalla mouvance medievale al fluid text, fino al processo dinamico nei media digitali); 4) pratiche di found footage, riediting e transcodificazione di materiali d’archivio nella produzione mediale e intermediale, nelle quali la divergenza rispetto alla fonte si configura come gesto insieme interpretativo e generativo.
6. Compalit Scuola: Educare alle/con le divergenze
Coordinato da: Simone Marsi (simone.marsi@unipr.it), Beatrice Stasi (beatrice.stasi@unisalento.it)
La scuola e l’università sono una cassa di risonanza delle divergenze che attraversano la società: generazionali, economiche, culturali, linguistiche, tecnologiche, identitarie e di genere. Queste tensioni si riflettono nella pratica didattica, determinando percorsi scolastici spesso gerarchizzati e condizionando la formazione di docenti e studenti. Se Remo Ceserani aveva parlato di convergenze indicando nell’interdisciplinarità la strada degli studi letterari, questo panel esplora il versante opposto: le divergenze che attraversano l’insegnamento della letteratura, la costruzione del canone, la pratica ermeneutica e la rappresentazione letteraria della scuola stessa, senza che questi ambiti esauriscano le possibili direzioni di ricerca.
All’interno del panel, ci si potrà quindi interrogare sulle pratiche ermeneutiche del testo e del canone, chiedendosi se la scuola riproduca o meno la marginalizzazione delle scritture “subalterne” o diventi luogo di letture divergenti dei classici o di canoni alternativi, inquadrando e problematizzando il rapporto tra critica accademica e critica scolastica.
Tale approccio richiede anche una riflessione sui supporti, sulle tecnologie e sulle forme della lettura. L’insegnamento fondato sul tempo lento della lettura profonda si scontra con gli studenti abituati a ecosistemi digitali che frammentano la fruizione testuale. Quali sono le conseguenze cognitive di questa transizione? Qual è il ruolo dell’intelligenza artificiale nell’interpretazione letteraria? E quali sono le pratiche didattiche in grado di attraversare questo conflitto?
In tale quadro, la scuola si configura anche come spazio di resistenza e l’insegnamento letterario come atto «indocile» rispetto a paradigmi impoverenti, imposizioni legislative o logiche strumentali. Quali sono le pratiche didattiche divergenti in grado di salvaguardare la pluralità del sapere?
Infine, le rappresentazioni letterarie della scuola testimoniano, dal romanzo di formazione ottocentesco al campus novel contemporaneo, l’esistenza di immaginari complessi intorno all’istituzione scolastica. Il panel accoglie quindi proposte su personaggi, immaginari e conflitti della scuola nella letteratura delle diverse epoche, con particolare attenzione alle figure del docente e degli studenti.
Adesione al convegno: modalità operative
1) Proposta comunicazioni per le sessioni parallele
Per partecipare al convegno è necessario inviare, entro il 1 luglio 2026, una proposta di intervento ai/alle coordinatori/coordinatrici di sezione mettendo in copia anche l’indirizzo email del convegno (uniroma3@gmail.com) (vedi sopra) e indicando come oggetto dell’email: Proposta Compalit + numero del panel cui si intende partecipare + cognome (Es: Proposta Compalit_Panel3_Rossi). La proposta deve essere inviata tassativamente in un file che abbia la stessa denominazione dell’oggetto dell’email (Es: Proposta Compalit_Panel3_Rossi), deve essere in formato .docx e deve contenere le seguenti informazioni: a) Titolo dell’intervento; b) Abstract di lunghezza compresa tra le 1000 e le 2000 battute (spazi inclusi); c) Breve profilo biobibliografico (max 10 righe); d) Indicazione della linea di ricerca alla quale si desidera aderire; e) Iscrizione all’Associazione (già avvenuta negli anni passati oppure nuova richiesta: vedi punto 2). Il Comitato scientifico vaglierà l’effettiva pertinenza delle proposte rispetto all’argomento e all’articolazione del convegno e comunicherà l’accettazione o meno delle proposte entro la fine del mese di luglio.
Le proposte dovranno riguardare da vicino le sei linee di ricerca sopra elencate, sviluppando riflessioni di carattere teorico e/o analisi testuali in chiave teorico-comparata. Le comunicazioni potranno muoversi in prospettiva interdisciplinare, interdiscorsiva o intermediale, e su uno scacchiere geografico esteso alle culture extraeuropee e postcoloniali. Per agevolare la partecipazione e lo scambio di idee, sono ammesse comunicazioni anche in inglese o in francese.
La durata delle comunicazioni sarà tassativamente contenuta entro i 15 minuti.
È peraltro indispensabile che ogni partecipante garantisca la sua presenza almeno fino al termine della sessione, per poter partecipare alla discussione. Il mancato rispetto di tali condizioni comporta l’esclusione d’ufficio dell’intervento ai fini della successiva pubblicazione degli atti.
2) Iscrizione all’Associazione
La possibilità di tenere una comunicazione nella sede del convegno è subordinata all’iscrizione all’Associazione per gli Studi di Teoria e Storia Comparata della Letteratura. All’atto della proposta, sarà necessario precisare se l’iscrizione all’Associazione è stata compiuta negli anni passati (e dunque si procederà al rinnovo per l’anno in corso) o se invece avverrà per la prima volta in occasione di questo convegno. In tal caso, andrà contestualmente compilata una motivata richiesta di iscrizione che contenga una sintetica descrizione della propria attività di ricerca, indirizzata alla Presidente dell’Associazione (donata.meneghelli3@unibo.it).
Il contributo per le nuove adesioni e per i rinnovi è fissato in 70 europer gli strutturati (ricercatori, professori associati e ordinari in Italia e/o assimilabili all’estero), e in 35 euro per tutti gli altri (dottorandi, borsisti, assegnisti, contrattisti, ricercatori indipendenti, insegnanti di scuola in Italia e/o assimilabili all’estero). Il contributo dovrà essere versato con congruo anticipo rispetto alla data del convegno, in modo da poter avere traccia delle operazioni, tramite bonifico bancario (le istruzioni per l’iscrizione e i dati bancari sono reperibili qui: https://www.compalit.it/iscrizione/).
3) Definizione del programma e pubblicazione degli atti
La pubblicazione del programma definitivo del convegno è prevista nella seconda metà di ottobre 2026.
I paper approvati e presentati al convegno saranno successivamente selezionati secondo il meccanismo della peer-review per essere pubblicati. Se ne richiederà pertanto l’invio in tempo utile perché i curatori possano allestire con cura le operazioni di lettura e valutazione (nella sede del convegno verrà comunicata con precisione la data ultima per la consegna dei saggi e le modalità di pubblicazione).
Comitato scientifico
Marine Aubry-Morici, Giuseppe Carrara, Irene Fantappiè, Ugo Fracassa, Daniele Giglioli, Massimo Fusillo, Simone Marsi, Donata Meneghelli, Andrea Pitozzi, Beatrice Seligardi, Giulia Simi, Beatrice Stasi, Giacomo Tinelli
Comitato organizzativo
Marine Aubry-Morici, Ugo Fracassa, Massimo Fusillo, Beatrice Seligardi